LOOKING FOR ALASKA – John Green

Genere: young adult, drammatico Pagine: 263 Anno di pubblicazione: 2011 (questa edizione)

You spend your whole life stuck in the labyrinth, thinking about how you’ll escape it one day, and how awesome it will be, and imagining that future keeps you going, but you never do it. You just use the future to escape the present.

** SPOILER ALERT **

Conosco John Green grazie a Colpa delle stelle che ho letto qualche mese fa, e di cui ho guardato il film meno di un mese fa. Il libro mi è piaciuto talmente tanto che volevo approfondire la mia conoscenza di John Green e la mia scelta è ricaduta su Looking for Alaska, il suo primo romanzo. Questa volta ho pensato di leggere il libro in inglese perchè sono fermamente convinta che quando un libro viene tradotto, anche se magistralmente, perde qualcosa e non avevo intenzione di perdermi quel qualcosa.

Comincio con il dire che non so dire con esattezza se Looking for Alaska mi sia piaciuto oppure no. In genere parla di un tema molto importante, il dolore, ma allo stesso il personaggio più importante, Alaska, non è stato creato bene (più avanti mi spiegherò meglio).

Per quanto riguarda la trama questo libro è la storia di un ragazzo, Miles, che decide di cambiare liceo e di frequentare lo stesso che ha frequentato suo padre. In questa nuova scuola fa delle amicizia e stringe subito un bel rapporto con il suo compagno di stanza, Chip, che poi lo presenterà ad Alaska. La metà, quasi esatta, di questo romanzo parla della storia di adolescenti normali, che seguono le lezioni, studiano, si ubriacano di nascosto e si innamorano. Tutto però viene stravolto dalla morte di Alaska che però, sembra non essere stato un incidente. L’altra parte del romanzo verte sul percorso che Miles fa per superare il dolore della morte di Alaska, presentando quelle che sono le emozioni classiche che una persona vive nel momento in cui perde qualcosa.

Il tema del romanzo è quindi il dolore, che prima viene fatto conoscere a Miles solo in maniera indiretta, attraverso quella che è la storia personale di Alaska, e solo poi in maniera diretta con la morte di lei. Ho trovato quest’ultima parte del romanzo (in cui si affronta il lutto di Alaska) molto più interessante della prima e avevo notato questa cosa anche in Colpa delle stelle. Personalmente mi piace molto quando John Green parla della morte e del modo in cui viene affrontata, perchè penso che riesca a spiegare bene quello che significa e il modo in cui tocca le persone. Molto interessante è la metafora del labirinto che viene utilizzata per descrivere il dolore: è come se quando si soffre ci si trovasse in un posto dal quale vorremmo tanto fuggire, ma dal quale non troviamo alcuna via di fuga.

Durante tutto il libro si parla delle lezioni che questi ragazzi devono seguire e tra le tante viene data molta importanza a quelle di religione. Inizialmente non capivo la necessità di parlare di queste lezioni, perchè non sembravano avere un ruolo importante per lo svolgimento alla trama. In realtà il loro significato è importante e viene svelato solamente alla fine. Il corso di religione affronta tre religioni (cristianesimo, buddismo e l’islam) e il loro modo di affrontare la vita e i suoi problemi. Questo elemento può essere considerato come la conseguenza dell’esperienza biografica dell’autore stesso che si è laureato specializzandosi in inglese e religione. Alla fine della storia si capisce che lo scopo di queste lezioni è quello di fornire una risposta a quello che è il tema principale del romanzo, il dolore appunto. Le tre religioni hanno il compito di fornire delle possibili risposte per il superamento del dolore e quindi ricoprono un ruolo fondamentale perchè mostrano delle vie di fuga. Nonostante queste tre possibili risposte, la soluzione definitiva ci viene offerta dal protagonista nelle ultimissime pagine del libro: l’unico modo per superare il dolore è perdonare.

Il personaggio di Alaska, come si può capire dal titolo, ha un ruolo centrale nello svolgimento della storia, ma non penso che sia un personaggio ben fatto. Dalla quarta di copertina sembra che Alaska sia una di quelle ragazze non solo estremamente belle e intelligenti, ma anche misteriose e dotate di un fascino particolare. In realtà il personaggio di Alaska non è così, ai miei occhi sembra solo una ragazzina con un comportamento altalenante che però appare del tutto ingiustificato e questo non riesce ad accrescere l’interesse che c’è per lei. Personalmente penso che la costruzione del personaggio di Alaska sarebbe dovuta essere molto diversa, perchè alla fine, leggendo brevemente la trama, si ha l’impressione che lei sia una di quelle persone che in qualche modo riesce ad attirare l’attenzione di tutti, viene presentata come una ragazza circondata da un’aurea di mistero che in realtà non c’è. Il fatto che il personaggio non mi sia piaciuto ha influito non poco su uno sviluppo importante della trama: la sua morte non mi ha toccata per niente. Ho notato molte differenze tra la sua morte e quella che c’è in Colpa delle stelle. Unica cosa positiva del suo personaggio è il fatto che è molto femminista e ammiro quando in un romanzo viene presentata una figura femminile forte, perchè deve fornire un corretto modello per le ragazze che leggono questi libri.

Di Miles, l’altro personaggio importante della storia, sappiamo principalmente che ha la passione per le ultime parole delle persone famose e trovo che ci sia dell’ironia nel fatto che Miles conosca le ultime parole di molte persone ma che non conosca quelle della persona che ama. Più in generale il personaggio di Miles non ha un carattere molto forte e ha un ruolo troppo passivo per essere il protagonista della vicenda.

In conclusione posso dire che l’idea del romanzo e alcune parti mi sono piaciute veramente tanto. Viene affrontato un tema ampio e complesso come quello del dolore e penso che sia stato affrontato anche bene, non ci si può aspettare di più da un romanzo rivolto ad un pubblico molto giovane. Purtroppo questa storia ha una grande pecca che incide non poso sul mio giudizio di questo libro: Alaska. Il personaggio non è affascinante e misterioso come dovrebbe essere e l’interesse di tutti per lei non risulta quindi essere giustificato. Penso che la storia sarebbe potuta essere molto più bella se solo per il suo personaggio fosse stato costruito meglio.

Voto: 6.1

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