PAPER TOWNS – John Green

The way I figure it, everyone gets a miracle. Like, I will probably never be struck by lightening, or win a Nobel Prize, or become the dictator of a small nation in the Pacific Islands, or contract terminal ear cancer, or spontaneously combust. But if you consider all the unlikely things together, at least one of them will probably happen to each of us. I could have seen it rain frogs. I could have stepped foot on Mars. I could have been eaten by a whale. I could have married the Queen of England or survived months at sea. But my miracle was different. My miracle was this: out of all the houses in all the subdivisions in all of Florida, I ended up living next door to Margo Roth Spiegelman. [pag. 11]

Penso che sia molto difficile riuscire a scrivere una storia che abbia un incipit più romantico di questo, John Green sa esattamente cosa dire e cosa fare per attirare subito l’attenzione di chi cerca una storia d’amore, in particolare quel tipo di amore che gli adolescenti sentono come proprio. Tempo fa dovevo scegliere quale libro di John Green leggere tra Looking for Alaska  e Paper Towns, optai per il primo che poi non si rivelò essere un capolavoro. Per alcuni versi le due storie sono molto simili, c’è un ragazzo che si innamora di una ragazza, che conosce anche poco, questa ragazza è circondata da mistero e lui cerca di conoscerla meglio. Tuttavia penso che Paper towns sia fatto molto meglio di Looking for Alaska, principalmente per il fatto che Margo Roth Spiegelman sia un personaggio costruito molto meglio rispetto ad Alaska. Quando leggiamo le avventure di Margo vorremmo tanto farne parte perché è veramente una di quelle ragazze misteriose che sembrano avere in mano la vita e che sono in grado di imprese che per i comuni mortali sono più che impossibili. Questa è la grande differenza tra le due storie, la ragazza attorno a cui gira Paper towns è una ragazza che riesce davvero ad affascinarci.

Un altro elemento intrigante di Margo è il fatto che lei decida di lasciare questi piccoli indizi per permettere alle persone di scoprire dove si trova. Si tratta di piccole cose a cui spesso è difficile fare attenzione, ma con cui ci viene detto palesemente dove cercarla. Questa cosa è molto interessante perché è come se Margo scomparisse anche per vedere a chi effettivamente potrebbe mancare, chi si metterebbe sulle tracce e chi riuscirebbe a trovarla riuscendo a decifrare questi indizi. Riusciamo infatti a vedere come ai genitori non interessi molto di ritrovarla, perché sono troppo concentrati su di loro e su quello che i vicini possano pensare per avere veramente a cuore la figlia. Quello di Margo è un esperimento che molti vorrebbero fare per sapere a quante persone mancheremmo veramente.

L’altro tema importante che viene affrontato riguarda il quanto riusciamo veramente a conoscere una persona. Man mano che Quentin si immerge nella ricerca di questa misteriosa ragazza si rende conto di non conoscerla così bene come pensava e questa è una cosa su cui noi tutti possiamo interrogarci ogni giorno: quanto veramente conosciamo gli altri? Questo può ricollegarsi, ampliando molto il discorso, all’idea delle maschere di Pirandello e in particolare al romanzo Uno, nessuno e centomila (1926) in cui è centrale l’idea di una pluralità di identità con cui ogni persona ci vede e ci conosce. A questo si collega anche il fatto che spesso tendiamo ad idealizzare le persone, non solo quelle che amiamo, ma anche quelle che sono distanti da noi. Lo facciamo perché non conoscendole tendiamo a crearci una loro immagine plasmata sui nostri gusti.

“I’m just saying that it was easy for me to like Lacey before. It’a easy to like someone from a distance. But when she stopped being this amazing unattainable  thing or whatever, and started being, like, just a regular girl with a weird relationship with food and frequent crankiness who’s kind bossy – then I had to basically start liking a whole different person.” I can feel my cheeks warming. “You’re saying I don’t really like Margo? After all this – I’m twelve hours inside this car already and you don’t thick I care about her because I don’t -” I cut myself off. “You think that since you have a girlfriend you can stand atop the lofty mountain and lecture me? You can be such a -” [pag. 267]

Tutta la tematica dell’identità, e della irrealtà delle persone, ci spiega il titolo del romanzo ovvero di una città di carta e persone di carta che quindi non hanno alcuna profondità. La cosa più importante da notare è che in questo contesto anche Margo si sente una di quel persone proprio per il fatto che spesso la gente non ammira lei, ma l’idea che ha di lei, idea che viene alimentata solo da quello che lei fa ma mai da quello che lei realmente è. La fuga viene quindi fatta per necessità, lei vuole allontanarsi da un mondo, quello del liceo e della sua città, in cui è una persona di carta e dalla quale deve scappare per riuscire a scoprire chi è realmente. Per farlo Margo si nasconde per un tempo in una casa all’interno di una zona a lottizzazione convenzionata, ovvero ciò che si avvicina di più ad una papertown, un luogo in cui lo stato decide di erigere delle abitazioni standardizzate, un luogo dove un progetto su carta può diventare qualcosa di reale.

Because it’s kind of great, being an idea that everybody likes. But I could never be the idea of myself, not all the way. And Agloe is a place where a paper creation become real. A dot on the map became a real place, more real than the people who created the dot could ever have imagined. I thought maybe the paper cutout of a girl start becoming real here also. And it seemed like a way to tell that paper girl who cared about popularity and clothes and everything else: ‘You are going to the paper towns, And you are never coming back. [pag. 294]

Da alcuni dei temi trattati e da quello che fanno i personaggi è facile notare come questo romanzo sia chiaramente rivolto ad un pubblico di adolescenti, e naturalmente non c’è niente di sbagliato in tutto questo, anche se naturalmente non ci possiamo aspettare una profondità eccessiva. In definitiva penso che sia una storia carina da leggere se vogliamo immergerci in una storia leggera ma comunque carina e leggera che ci proietta verso una di quelle belle adolescenze dei film. John Green è riuscito a creare una storia carica di mistero e dei bei personaggi con cui ricercare la verità.

PaperTowns2009_6A

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