Libra di Don DeLillo

Libra (1988) di Don DeLillo è un romanzo che ha come centro l’assassinio avvenuto a Dallas di JFK. La storia però non si concentra tanto sul presidente e su quel 22 novembre del 1963, quanto piuttosto su chi ha commesso l’omicidio: Lee Harvey Oswald. Dal momento che l’uccisione di Kennedy mi ha incuriosito da sempre, e che ero curiosa di leggere qualcosa di Don DeLillo, ho pensato che Libra potesse essere un buon inizio, e in effetti lo è stato.

La prima cosa da dire, per inquadrare bene questo romanzo, è il fatto che si tratta in parte della biografia, ovviamente romanza, di Oswald, a cui vengono alternati dei capitoli in cui ci si concentra sugli altri personaggi in qualche modo implicati nell’assassinio di Kennedy. Il romanzo risulta quindi essere un intreccio tra i vari protagonisti e di fare linee temporali, che ci conducono fino alla morte di Oswald, avvenuta poche ore dopo la sua cattura.

Fondamentale, fin dalle prima pagine, è il ruolo della Storia. La Storia diventa infatti qualcosa di palpabile, di vivo, in particolar modo grazie all’aiuto dei libri. Sono infatti questi che istruiscono Oswald sul comunismo e sui personaggi storici che hanno fatto le rivoluzioni. Questi libri lo fanno crescere, gli fanno conoscere un mondo lontano da quello americano, un mondo a cui lui apparterrà in futuro. Diserta infatti dalla Marina per vivere in Russia per tre anni, lì però si rende conto che la realtà è ben diversa da quello che lui si era aspettato. A questo punto torna in America, ma la sua idea è di andare poi a Cuba, perché lì riuscirà a trovare quello che cercava, e che non ha trovato in Russia. In realtà si tratta di un cane che si morde la coda, con il passare delle pagine riusciamo a capire sempre meglio che tipo è Lee Harvey Oswald, riusciamo a capire come si faccia influenzare facilmente dagli altri, e come questa ricerca di un posto a cui sente di appartenere veramente sia quasi la ricerca della propria identità. Il tema dell’identità può anche essere preso in considerazione quando pensiamo al fatto che un ex agente della CIA sia dietro al complotto per uccidere JFK, e la sua attenzione è rivolta alla creazione dell’assassino perfetto. In alcune pagine vediamo come questo assassino perfetto venga costruito in modo da diventare quasi reale, e in effetti è reale, perché Oswald ha tutte le caratteristiche che vengono ricercate. Il piano è quello di attentare alla vita di Kennedy e fare in modo ce questo attentato venga fatto collegare a Cuba, in modo da cambiare i rapporto internazionali che Kennedy aveva cercato di risanare.

L’assassinio di Kennedy è ovviamente il fulcro, anche se non nella narrazione, dove effettivamente ricopre lo spazio di poche pagine, è comunque la cosa che muove le fila di tutto. Non è difficile capirne perché, JFK è stata una figura estremamente positiva, nel romanzo troviamo anche delle descrizioni in cui si parla di come John Kennedy brillasse quasi di una luce propria. Si tratta di una delle poche figure politiche generalmente apprezzata (anche se ovviamente non da tutti, dato che si è ritrovato una pallottola nel cranio), in parte è possibile che questo generale apprezzamento sia dovuto a due elementi: il primo è il fatto che sia stato in carica solo per tre anni del suo mandato contro gli otto che probabilmente avrebbe fatto in caso di rielezione, quindi penso sia possibile identificare in questo affetto per lui la certezza che avrebbe potuto fare, nel tempo che non ha avuto, grandi cose; il secondo elemento è dato dal modo in cui è morto, si è trattato di un evento che ha anche avuto un fortissimo impatto mediatico. Questi sono sicuramente i motivi principali che hanno portato alla grande attenzione rivolta a questo assassinio.

Una parola ricorrente nel romanzo è “complotto”, questo è il termine che spiega meglio l’identità del piano per attentare alla vita di Kennedy. Il fatto che quindi Don DeLillo metta in gioco questo argomento ci permette di avere un approccio molto americano a questo evento, gli americani sono infatti famosi per trovare complotti dietro ad ogni evento storico (basti pensare all’allunaggio o anche all’11 settembre). Il suo romanzo riesce quindi a parlarci dell’assassinio di Kennedy permettendoci non solo di avere una visione molto completa, per quanto fittizia, ma anche di comprendere meglio il contesto di ricezione. Personalmente ho veramente apprezzato questo romanzo, anche per le bellissime frasi che, per quanto brevi, ci forniscono delle immagini veritiere. Adesso vorrei leggere qualcosa di Don DeLillo slegato da eventi reali, per vedere qualcosa nato completamente dalla sua mente.

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Ho un nuovo blog su tumblr che sarà più aggiornato di questo ☞  http://antrodellibro.tumblr.com/

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