Nessuno scompare davvero – Catherine Lacey

Ultimamente ci sono molti argomenti che mi interessano per quanto riguarda le letture e uno di questi è l’identità e la confusione legata ad essa, ed è per questo motivo che ho letto Nessuno scompare davvero (2014) di Catherine Lacey. La prima cosa che sappiamo è che la nostra protagonista comincia un viaggio verso la nuova Zelanda e abbandona tutto quello che ha, una vita decisamente positiva, e questo rende la sua scelta molto particolare e curiosa.

Una delle prime cose che appare chiare fin dall’inizio è che questo non è solo un viaggio fisico, ma un viaggio interiore. Tecnicamente la nostra protagonista sta viaggiando in Nuova Zelanda, per raggiungere una persona con cui ha parlato solo una volta nella sua vita, ma questo enorme viaggio è in realtà un pretesto per parlarci di lei come persone, di quello che ha vissuto e di quello che sta vivendo adesso. Tutto avviene internamente. Se ci fermiamo per un momento a pensare come sarebbe questa vicenda vista da qualcuno di esterno ci renderemo conto che si tratta di una cos eccessivamente strana e che non ha un senso, ma il fatto che noi, come lettori, riusciamo ad entrare nella sua mente rende il tutto più profondo.

Lo stile di scrittura è in linea di massima asciutto, ma in senso positivo. Troppo spesso accade che questo modo di scrivere venga confuso con uno stile strettamente superficiale, in realtà in questo contesto si tratta della capacità dell’autrice di indirizzari direttamente verso quello che ci interessa. Non perdiamo tempo in lunghe descrizioni o approfondimenti, ma vengono messi a fuoco i punti centrali che ci permettono di capirla (anche se non completamente). A queste parti va ad alternarsi il flusso di coscienza, per cui ci troviamo di fronte a frasi molto lunghe in cui la punteggiatura è quasi del tutto assente. Questi pensieri che si presentano come un oceano di ricordi e di parole rendono la lettura molto veloce e anche molto interessante. Riusciamo a capire perfettamente i pensieri della protagonista, pensieri che si susseguono con grande velocità e ci risucchiano una una spirale di dolore, sofferenza e confusione.

I temi affrontati sono molti, primo tra tutti la confusione, che ho già accennato. Ci troviamo di fronte ad una confusione completa. Lei non sa perché sta viaggiando, da cosa sta scappando esattamente e dove sta andando. Questa confusione riguarda anche la sua identità, non sa chi è e l’unica cosa che vorrebbe fare è scomparire, ma è impossibile. Nessuno riesce a scomparire e a separarsi completamente dal suo passato. Il passato risulta essere infatti un elemento costantemente presente in questo romanzo. Ogni singola cosa che accade risveglia qualcosa di avvenuto e quasi sempre tutto riporta alla sorella. La morte di lei ha causato un dolore e un trauma nella protagonista che ancora non è stato superato, questo sembra anche essere il motivo principale per questa sua fuga verso un luogo che non conosce. Tuttavia questa interpretazione non ci viene spiegata chiaramente dalla voce narrante. Torniamo nuovamente sulla confusione che pervade tutto il romanzo, possiamo solo fare congetture, unire i puntini e sparare di capire, anche se solo in minima parte, quello che le sta accadendo. La costante tristezza, che attanaglia la protagonista, viene rappresentata da un bufalo. La depressone che l’accompagna è la cosa principale che non le permette di essere una persona normale, che non le permette di rimanere con suo marito, ma che la porta a fare qualcosa che non capisce completamente, qualcosa che di sicuro la allontanerà da tutto quello che ha e da tutte le persone che ha avuto vicino. Questo peso che si porta dietro e che alcune volte si fa troppo pensate per essere superato, viene identificato con un bufalo. Ho trovato molto interessante il fatto che non si tratti solo di un peso generico, ma che l’autrice gli abbia dato una forma più specifica e che lo renda più personale. Questo ci permette anche di capire come la depressone sia diversa per ognuno di noi e di come abbia effetti diversi su ogni persona che ne soffre.

Accanto al passato, che ritroviamo più volte, ci sono anche molte riflessioni su quello che invece è il presente e sulla realizzazione di come questi momenti, spesso bellissimi, debbano passare prima o poi. È infatti impossibile rimanere in un momento perché questo diventa subito qualcosa di passato e che possiamo solo ricordare.

Il rapporto con il marito è molto particolare, anche se non riusciamo a capirlo pienamente. I due quasi sicuramente si sono amati, ma appare chiaro come ormai il loro amore non possa più sopravvivere a questa fuga non annunciata dall’altra perte del mondo. Il marito da parte sua non è in grado di gestire una moglie così, una moglie che soffre e che lui non riesce a capire. Tuttavia non sarebbe corretto identificarlo come il colpevole, e questo ce lo dice la stessa protagonista perché alla fine lui ha dovuto affrontare anche troppo. Anche la nostra protagonista ha delle colpe, la fuga ha causato la valanga che ha fatto peggiorare il loro matrimonio, ma allo stesso tempo era una fuga di cui lei aveva bisogno e che non poteva rimandare. Siamo in una situazione in cui entrambi sono colpevoli e innocenti ed è impossibile riuscire a schierarsi completamente dalla parte di uno o dell’altro.

In conclusione, si tratta della storia di un viaggio interiore, un viaggio necessario anche se non riusciamo a comprenderlo pienamente. Veniamo trascinati dalla corrente dei pensieri della protagonista, dai suoi ricordi e dalle sue paure. Siamo dentro alla confusione che lei sta provando e non riusciamo a trovarne un senso, ma riusciamo solo a percepire il senso di alienazione e di disagio che questa condizione le provoca.

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