Espiazione – Ian McEwan

Recentemente sto cominciando ad affezionarmi ad un periodo storico che per molto tempo non ha destato in me il minimo interesse, ovvero quella della Seconda Guerra Mondiale. Ho sempre tenuto la guerra al di fuori dei miei interessi, specie letterari, per molto tempo. Tuttavia, ultimamente mi sto interessando sempre di più a questo periodo storico interconnesso al contesto geografico di Londra. Per questo motivo sono stata molto felice di scoprire che Espiazione (2002), libro che ho dovuto leggere per un esame all’università, si accordasse in pieno con quelli che sono i miei interessi del momento. Cosa di cui devo essere molto grata dal momento che raramente mi capita di dover leggere, per l’università, dei libri che mi interessano.

È quindi cominciata la mia avventura dentro Espiazione, romanzo di cui non sapevo veramente nulla, se non il contesto storico e geografico, come accennato prima. Dal momento che questo libro non l’ho scelto direttamente, e che dovevo leggerlo per forza, mi sono potuta permettere il lusso di non saperne niente e di fiondarmi in una lettura completamente priva della più minima aspettativa (cosa che, per il mio caso specifico, è molto positiva).

La storia si apre nel 1935 (?) in una calda giornata estiva in cui incontriamo Cecilia e Briony Tallis, rispettivamente di venti e tredici anni, la madre Emily, i tre cugini venuti dal nord e Robbie. La narrazione ci fa immergere senza problemi in questa calda giornata dove tutti i personaggi si stanno preparando, in un modo o nell’altro, alla cena che ci sarà. Briony, una piccola scrittrice in erba, vede però qualcosa di strano, qualcosa che implica sua sorella e Robbie, amico d’infanzia nonché figlio della loro donna di servizio. I due sono infatti protagonisti di una scena strana che Briony non riesce a capire del tutto e che accade davanti alla fontana del loro giardino. L’accaduto, che di per se non ha niente di troppo strano o di interessante, diventa invece fondamentale per Briony che, a causa della sua tenera età, non riesce a capirlo pienamente, cosa che la porterà a cambiare radicalmente il destino di molte persone.

La narrazione di McEwan è magnifica. Una delle prime cose che ho davvero apprezzato è il fatto che ci siano molti, anche se brevi, sbalzi temporali (almeno nella prima parte), che non solo ci permettono di sapere cosa è accaduto ad un personaggio in un determinato momento, ma anche di avere una visione generale di quello che sta accadendo, evitando di lasciare troppi buchi difficili da riempire. Ci sono poi delle descrizioni veramente stupende, dove ci si sofferma su dei momenti molto importanti, per cui viene preso tutto il tempo necessario per sviscerarli fino all’ultimo. Alcuni tendono a criticare questo aspetto di McEwan definendo queste descrizioni fin troppo lunghe, tuttavia non ho sentito nessuno lamentarsi sulla qualità di queste. Le parole che vengono usate e le immagini che vengono evocate hanno una grande fascino a cui è difficile rimanere indifferenti.

La guerra, come è facile supporre per un romanzo ambientato in parte durante il 1940 è presente in questa storia. Non ho letto praticamente niente che possa parlare della guerra, se nn romanzi che non mi hanno interessato per niente, tuttavia le descrizioni di McEwan, pur non essendo troppo complesse e barocche, mirano direttamente al punto. Capita infatti che ci si concentri su un singolo elemento che  però risulta essere abbastanza per far capire al lettore di cosa si sta parlando. Ci sono poi scene meno orribili e più di vita quotidiana in guerra, da cui traspare comunque questa realtà che è difficile conoscere veramente se non la si è vissuta in prima persona.

È arrivato ora il momento di parlare del titolo. Perché espiazione? Devo essere sincera e dire che per circa metà del libro non avevo capito il senso di questo titolo, che però si è rivelato alla fine del romanzo, nell’ultima parte. L’espiazione è quella di Briony che, piano piano si rende conto di quello che ha fatto e di come la sua scelta abbia cambiato radicalmente il rapporto con due persone per lei molto importanti. Il primo tentativo di chiedere scusa per quello che ha fatto lo vediamo quando decide di diventare un’infermiera, benché non sia questa la professione che era destinata a fare. In questa scelta da una parte segue la sorella maggiore, da cui deve farsi perdonare, e dall’altra cerca di riparare il torto che ha fatto mettendosi a disposizione di chi ha bisogno di aiuto, rinunciando in parte alla sua vita. Il secondo tentativo invece viene fatto quando decide di ritrattare la dichiarazione che aveva fatto nel 1935, liberando ufficialmente Robbie da un’orribile accusa. Tuttavia la vera espiazione è quella che scopriamo alla fine del romanzo, quando veniamo a scoprire che quello che abbiamo letto non è la realtà, ma è un libro scritto da Briony che si basa su quella notte del 1935 e quello che è accaduto poi. La vera espiazione avverrà quindi dopo la morte di Briony, quando il libro sarà pubblicato e finalmente la prova del suo errore sarà sotto gli occhi di tutti quelli che vorranno leggerla. Il romanzo che lei infatti scrive sottolinea la sua colpa, nonostante ai tempi dell’accaduto abbia avuto solo tredici anni. Il lettore si trova infatti di fronte alla situazione di individuare un colpevole per quello che è accaduto. C’è chi sostiene che non sia stata colpa di Briony, in particolar modo per la sua tenera età, io però non mi trovo d’accordo con questa affermazione. Dopo tutto è stata Briony a fare la dichiarazione pur non avendo dati certi, ha fatto concordare quello che si aspettava con quello che è accaduto e ha fatto pagare un uomo innocente per questo. Ovviamente non mi sento di incolparla completamente, ma sono comunque del papere che una grossa parte di colpa sia sua.

L’unica cosa che mi sento di criticare, nonostante non abbia compromesso in maniera eccessivamente negativa la mia valutazione del romanzo, è il legame tra Cecilia e Robbie. Il loro amore è veramente profondo e durante il romanzo vediamo come non abbia vacillato neanche una volta di fronte alle difficoltà. Personalmente però non ho sentito appieno la profondità di questo amore, ho avuto l’impressione che all’inizio del romanzo sia stato troppo affrettato e che non possa essere così profondo come poi si dimostra.

Il finale è oltremodo meraviglioso. Mi piace moltissimo come la parola venga presa direttamente da Briony la quale ci racconta come stanno le cose adesso (l’adesso del romanzo è il 1999). Il fatto che sia lei a concludere la narrazione ci svela anche come questa è organizzata, una cosa che non mi sarei aspettata. Lei si occupa non solo di parlarci di lei, ma anche di fare chiarezza su un altro evento centrale accaduto quella stessa sera del 1935, liberando dal dubbio che ha assillato il lettore per tutto il romanzo. Inoltre la storia si conclude con un elemento che ritroviamo proprio all’inizio del romanzo e che gli conferisce non solo una ciclicità che ho apprezzato moltissimo, ma anche un senso di completezza e appagamento.      

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