THE AMITYVILLE HORROR – Jay Anson

A quanto pare la mia ignoranza non ha confini, tanto che ho comprato questo libro completamente ignara del fatto che si rifaccia ad un fatto di cronaca, e conseguenti speculazioni, legato ad Amityville del 1975. Per chi non lo sapesse si tratta di un pluri omicidio avvenuto in questa città, da parte di Ronald DeFoe Jr. che dice di aver sentito delle voce che lo hanno incoraggiato ad uccidere la sua famiglia. Successivamente la casa in cui è avvenuto l’omicidio è stata venduta ad una coppia, che però se ne è dovuta andare dopo 28 giorni perché a quanto pare la casa era infestata. Ci sono molti dibattiti per quanto riguarda questa vicenda e molte persone credono che in realtà si tratti solo di un modo per attirare i turisti e guadagnarci sopra. Naturalmente è impossibile sapere la verità. Questo libro si propone come un resoconto romanzato di quei 28 giorni.

Penso che il più grande problema di questo libro sia proprio l’idea con cui è stato fatto, che sopra ho definito come “resoconto romanzato”. Si tratta proprio di questo, da una parte abbiamo degli elementi molto precisi, mirati a raccontarci le incongruenze di questa vicenda mostrandoci ad esempio quello che è successo dal punto di vista delle due persone coinvolte, per sottolineare come una presenza indefinita abbia impedito tra loro le comunicazioni. Allo stesso tempo molte cose sono romanzate in modo da farne una interessante storia di fantasmi. La conseguenza di questo incrocio di generi non è qualcosa di buono. Personalmente preferisco quando i confini non sono così sfumati, o è un romanzo, quindi parto sapendo che è tutta finzione e lo apprezzo per questo, oppure mi riferisci dei dati precisi su quello che è accaduto, e lo apprezzo perché mi fai conoscere la verità così come è, senza manipolarla. Romanzando il tutto invece si finisce con il leggere qualcosa che non è niente e che quindi non riesco ad apprezzare in nessun modo.

C’è un altro paio di cose che veramente non mi sono andate giù. La prima è il fatto di creare delle situazioni che dovrebbero farti rabbrividire, ma che in realtà falliscono miseramente. Ad esempio c’è un momento in cui il prete cerca di contattare la famiglia, però ci viene fatto sapere che in quella casa il telefono non ha mai squillato. Questa cosa accade un paio di volte e ho sempre avuto l’impressione che Jay Anson cercasse di aumentare il mistero e la paura, ma che non ci sia riuscito per niente. La seconda cosa sono i punti esclamativi. Io non sono una di quelle persone che fa molto caso alla punteggiatura (mi rendo conto che è una cosa importante, ma ogni volta che provo ad imparare come usarla bene fallisco), però c’è una cosa che so con sicurezza, bisogna cercare di limitare i punti esclamativi e questa è una cosa che Jay Anson non fa. Ci sono tantissime frasi in questo libro che terminano con il punto esclamativo, nel tentativo di creare più suspance nella frase finale del capitolo. Inutile dire che l’effetto che suscita è esattamente il contrario. Avete presente quando nei film ci sono dei ragazzini in campeggio che di notte si mettono inforno al fuoco e che si raccontano le storie dell’orrore? Di solito quando dicono l’ultima frase tendono a calzarla molto per fare più paura al loro pubblico. Bene, l’effetto di questi punto esclamativi è lo stesso. Si cerca di rendere paurosa una frase o una situazione, che non lo è, attraverso il punto esclamativo.

Come ultima cosa voglio solamente dire che questo libro non è riuscito a farmi paura neanche in una pagina. E ve lo dice una che guarda i trailer dei film horror senza audio e coprendosi gli occhi con le mani. Non c’è neanche una situazione che metta effettivamente paura e che lasci con il fiato sospeso, il tutto naturalmente non è aiutato dallo stile di scrittura pessimo.

In conclusione, ho solo da dire che questo libro è veramente orribile. Non si sa se è peggio il “genere” o lo stile di scrittura e sembra fatto solamente per cercar di guadagnare qualcosa sulle vicende del 112 Ocean Avenue di Amityville. Libro da evitare. Se volete leggere delle storie di fantasmi ce ne sono di migliori, come L’incubo di Hill House.

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