LA NOTTE ETERNA DEL CONIGLIO – Giacomo Gardumi

Negli ultimi giorni avevo qualche volta fantasticato tra me e me su questa idea, che se veramente esistevano i fantasmi e se, come dicevano certe leggende, un’anima torna a vagare per l’eternità intorno al luogo in cui è morta di morte violenta, allora la terra doveva essere percorsa da legioni di spettri rabbiosi e urlanti.

Sono quasi sempre alla ricerca di un bel libro horror da leggere e quando su Amazon ho letto la breve sinossi di questo libro mi è sembrato di aver trovato, se non altro, una lettura interessante. La notte eterna del coniglio (2003) è il romanzo di esordio di Giacomo Gardumi e il nome non mi era del tutto nuovo, anche se non mi viene tutt’ora in mente dove posso averlo sentito. Ad ogni modo le premesse sono abbastanza buone, ci troviamo in un futuro molto incerto, dove i dissidi tra l’America e la Cina sembrano essere al culmine e dove sembra imminente una guerra nucleare. Iniziando il romanzo facciamo la conoscenza dei personaggi, tra cui Jane, la protagonista, nonché voce narrante della storia, suo marito, Mark, i padri di entrambi e altri conoscenti, per un totale di dieci persone, tra cui due bambini piccoli. Dal pranzo di Pasqua, in cui tutti loro si trovano riuniti, riusciamo a sapere che i quattro nuclei familiari hanno deciso di pagare per dei rifugi anti atomici che sono stati costruiti vicino alle loro case. Jane, come anche Mark, non è troppo sicura che sia stata una buona idea, ma  entrambi dovranno ricredersi quando pochi giorni dopo verrà annunciato alla radio l’inizio dei bombardamenti nucleari sia dagli americani che dai cinesi. Fortunatamente tutti riescono a mettersi in salvo nei bunker, ma Jane e Mark si trovano in due rifugi separati, anche se riescono ad essere in contatto attraverso il moderno computer che si trova in ogni rifiuto che permette contati video tra tutti i bunker. Tutto sembra tranquillo, finché nel rifugio che Mark condivide con il padre non succedono cose strade. Eric infatti è convinto di sentire qualcuno bussare alla porta, anche se la cosa è impossibile e dopo poco, usando la telecamera esterna, Mark nota qualcosa muoversi tra le macerie della loro casa. Da qui in poi le cose degenerano irrimediabilmente e ci troviamo avvinghiati in una spirale di ansia, terrore e incredulità.

I personaggi di questa vicenda ci vengono presentati completamente all’inizio e quindi sappiamo come sono anche prima di entrare nei rifugi anti atomici. Personalmente non riesco a criticare questa scelta, che anzi ci permette di capire le varie persone con cui siamo incastrati e come potrebbero reagire a quello che è appena successo. Abbiamo infatti un’ampia gamma di reazioni alla possibilità che il mondo intero sia stato spazzato via e che i nostri protagonisti possano essere gli unici ancora vivi.

Il punto di vista è quello di Jane che ci parla della vicenda in prima persona. Il suo personaggio mi piaciuto molto, è interessante notare come la rabbia sia l’emozione che le permette di andare sempre avanti, anche quando è talmente travolta dallo shock per quello che è successo da non riuscire più a provare emozioni. Le sue azione sono dettate da un continuo equilibrio tra frasi depresse in cui non riesce a fare niente e momenti, scatenati dalla rabbia, in cui riesce a prendere in mano la situazione. Nonostante sia inizialmente Mark a comando del gruppo, quando è necessario Jane riesce ad imporsi per decidere ogni quanto avere contatti tra i vari rifugi e controllare quello che sta accadendo di fuori.

È infatti quello che è fuori dai rifugi ad essere il vero problema, perché cominciano ad esserci delle apparizioni di una creatura che ha le sembianze di un coniglio rosa. La creatura sembra infatti indossare un costume a forma di coniglio, ma benché possa sembrare innocuo non lo è, e nei rifugi cominciano ad accadere delle cose raccapriccianti.

La cosa che sicuramente ho apprezzato di più di questo romanzo è stato il ritmo serrato della narrazione che mi ha distratto molto da uno stile non troppo raffinato. Alcuni punti sono forse troppo lunghi, e mi riferisco in particolari modo all’inizio e alla fine quando ci vengono date delle informazioni generiche su quello che sta succedendo al mondo, portando l’attenzione sui rapporti tra le varie nazioni. Tuttavia la parte più grossa del romanzo è un continuo susseguirsi di paura e ansia che invadono anche il lettore. Il romanzo sembra presentare l’elemento paranormale, quando entra in scena il coniglio, in realtà però alla fine si scopre che in realtà di paranormale non c’è niente e che il coniglio è semplicemente la conseguenza di quello che è successo mondo.

Per quanto abbia adorato questo romanzo ci sono due cose che non mi sono piaciute troppo. La prima è il fatto che le ultime dieci pagine abbiano il compito di spiegare per filo e per segno quello che è successo, chiarimento che personalmente non ritenevo necessario dal momento che non è difficile capirlo da soli. La seconda cosa è il fatto che fin dall’inizio abbiamo una visione fin troppo apocalittica di quello che sta succedendo. Naturalmente una guerra nucleare non è una cosa positiva, ma non capisco come mai i personaggi siano convinti, sin dall’inizio, di essere rimasti gli unici sulla faccia della terra. Mi sembra una conclusione troppo estrema e affrettata anche perché non è supportata da nessuna prova empirica.

Nonostante questi piccoli dettagli, che non sono niente in confronto alle immagini evocate dal Giacomo Gardumi, il romanzo mi è piaciuto in maniera spropositata.  Per tutto il tempo ho provato la stessa paura, ansia e disgusto dei protagonisti e sono rimasta sempre sorpresa dalle pieghe che la storia stava prendendo. Il finale è qualcosa di stupendo, anche se è possibile arrivare da soli a capire cosa c’è dietro il grande mistero del coniglio.

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