L’INCUBO DI HILL HOUSE – Shirley Jackson

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.

L’incubo di Hill House, titolo originale The Haunting of Hill House, è stato pubblicato per la prima volta nel 1959 ed è diventato un classico per quanto riguarda le storie di fantasmi e case infestate, basti pensare che Stephen King ne parla nel suo saggio Danse Macabre (1981), che si tratta proprio di quei romanzi che sono dei classi della letteratura del terrore. The Haunting of Hill House si tratta del primo romanzo di questo tipo che leggo e devo dire che ne sono molto soddisfatta. L’ho scoperto veramente per caso in libreria e dopo aver letto le prime righe non ho potuto non comprarlo.

La storia comincia quando il professore John Montague, investigatore del paranormale, decide di passare un’estate intera a Hill House che si pensa essere infestata dai fantasmi e dove, anni prima, tutto il gruppo di persone che voleva investigare sugli strani fenomeni che avvenivano, è morto. Il professore decide comunque di non andare da solo e, dopo una breve ricerca, invita con lui altre tre persone: Eleanor, Theodora e Luke. Le prime due hanno vissuto delle esperienze che potrebbero essere considerate soprannaturali, mentre Luke è l’erede di Hill House e quindi deve essere presente come rappresentanza della sua famiglia. La vicenda che ci viene narrata avviene in un periodo di pochi giorni e i fenomeni che accadono durante il soggiorno di questo gruppo non sono neanche troppo forti, senza contare che quasi tutti possono essere spiegati in maniera razionale. La casa, da parte sua offre un’ambientazione molto interessanti per le sue peculiarità, ad esempio le scale non sono perfettamente dritte, ma leggermente inclinate, allo stesso modo gli angoli di ogni stanza non sono esattamente di 90°, queste e altre piccole stravaganze portano ad avere una distorsione della percezione della casa che può influire su chi la abita. Abbiamo quindi a che fare con un’ambientazione molto particolare, senza contare che l’aspetto della casa è terrorizzate:

Dopo una curva si ritrovò sull’ultimo tratto di strada dritta, che la mise faccia a faccia con Hill House; senza pensarci schiacciò il piede sul freno rimase lì con gli occhi sbarrati.
La casa era abominevole. Rabbrividì e pensò, mentre le parole si affacciavano libere alla sua mente, Hill House è abominevole, è infetta; vattene subito di qui.

I personaggi che ci accompagnano in questa vicenda hanno tutti una storia diversa, ma il passato di Eleanor, nonché le sue impressioni e i suoi pensieri ci vengono fatti conoscere con più frequenza dall’autrice. Eleanor ha assistito per tutta la sua vita la madre e ha deciso di imbarcarsi in questa esperienza per far finalmente qualcosa per lei. Più volte leggiamo i suoi pensieri e capiamo quanto sia importante definire chi è, c’è ad esempio un momento in cui parla del suo nome e dei suoi vestiti dove sottolinea più volte che sono cose che le appartengono. Tale comportamento è la conseguenza di una vita spesa dietro a qualcun altro e di conseguenza Eleanor deve scoprire la sua identità, capire che tipo di persona è. Sotto questo punto di vista il suo personaggio è molto interessante e riusciamo a capire per quale motivo l’autrice le dedichi così tanto spazio. Tuttavia, verso la fine del romanzo abbiamo l’impressione che ci sia qualcosa di più, perché Eleanor arriva a vedere House Hill come la sua casa. C’è inoltre da considerare i risultati delle planchette ottenuti dalla moglie del professore che è riuscita a mettersi in contatto con uno degli spiriti che infesta la casa. Verso la fine abbiamo infatti l’impressione che ci sia un collegamento più forte e a noi sconosciuto tra Eleanor e la casa, anche se, come vedremo più avanti, non ci viene spiegato. Gli altri personaggi sono descritti in maniera meno dettagliata, ma non per questo riusciamo a conoscerli meno bene e risulta difficile amarli alla follia, sono infatti dei personaggi molto reali e che quindi hanno dei caratteri non proprio perfetti. In particolare Theodora all’inizio è alla mano e molto simpatica, ma in più di una situazione ha un comportamento non del tutto gentile nei confronti di Eleanor che lascia trasparire un’antipatia nascosta.

La cosa senza dubbio più interessante di questo racconto è il finale aperto. Un classico del genere horror che in questo caso si presta a varie interpretazioni. Alla fine della storia quello che noi sappiamo è che Eleanor impazzisce in un certo modo e la curiosità di sapere ciò che realmente sta succedendo è forte. È infatti possibile che Eleanor sia impazzita solo perché era una persona facilmente soggezionabile e che quindi che sia stata semplicemente la permanenza della casa ad averla spinta oltre il baratro della follia. Se accettiamo questa interpretazione dobbiamo leggere le ultime pagine del romanzo come la naturale conseguenza di uno squilibrio mentale della ragazza. Al contempo è possibile accettare l’elemento soprannaturale di questo racconto e quindi pensare che in realtà Eleanor abbia un legame molto forte con la casa e qualunque cosa che vi abiti. Personalmente penso che questa interpretazione sia quella più corretta e interessante, anche perché verso le ultime pagine del libro Eleanor ricrea tutti i suoni che chi è stato nella casa ha sentito nella notte. C’è quindi un processo di identificazione tra la ragazza e la casa che risulta ancora più palese quando Eleanor parla di “noi” per indicare che percepisce lei e Hill House come un’unica cosa. Una volta finito il libro nasce la voglia di conoscere come gli altri personaggi hanno vissuto questa esperienza, magari leggendo le annotazioni che hanno preso durante questi pochi giorni, ma allo stesso tempo penso sia meglio non conoscere nel dettaglio tutto quello che è accaduto, in fondo questo finale aperto è cruciale per far funzionare bene la storia.

Parlando invece dell’elemento soprannaturale, e della presenza della casa, ho principalmente due cosa da dire: la prima è che non succedono troppe cose, non abbiamo reali apparizioni, e tutto quello che accade, benché spaventoso, può in parte essere spiegato, in linea di massima, in modo razionale come allucinazioni visive collettive o come la conseguenza della permanenza continua in un’abitazione non del tutto confortevole. La seconda cosa sono le descrizioni di questa entità, che sono completamente assenti. Questo mi è piaciuto molto perché aumenta incredibilmente l’aura di mistero e svincola uno di quelli che, secondo me, è uno degli errori in cui si può incappare quando si cercano di scrivere libri horror. Da una parte vorrei tanto sapere come è l’entità che si trova a Hill House, ma allo stesso tempo il fatto che questa descrizione sia negata aiuta la nostra immaginazione e probabilmente quello che immaginiamo può essere più terrorizzante di quello che possiamo leggere. Sotto questo punto di vista abbiamo un approccio molto simile a quello che ha H. P. Lovecraft in alcuni dei suoi racconti, mi riferisco ad esempio a The Transition of Juan Romero, in cui l’autore spiega come sia impossibile descrivere il mostro che i personaggi si trovano davanti perché le parole non riuscirebbero a descrivere un tale orrore. Una delle conseguenze di una descrizione vera e propria sta anche nel fatto che spesso può risultare “troppo carica” e quindi quello che dovrebbe essere l’oggetto della nostra paura diventa quasi una caricatura di se stesso, dando quindi un’idea grottesca di una cosa che non lo dovrebbe essere.

In conclusione The Haunting of Hill House è uno dei must per chi vuole conoscere bene i romanzi che hanno fatto la storia del genere horror. Il finale aperto lascia spazio a molte riflessioni e speculazioni, inoltre i personaggi permettono di riflette su temi molto ampi, come ad esempio il problema derivante dal non sapere chi si è. Come molti altri romanzi di questo genere non si tratta quindi solo della storia che fa paura, ma il contorno è altrettanto importante e ricco di storie e temi profondi.

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