LE INTERMITTENZE DELLA MORTE – Josè Saramago

Non sono quel tipo di persona che segue molto I Nobel per le letteratura, benché mi piaccia leggere. Il fatto è che penso che questi libri siano troppo “profondi” e “pensati” per me e quando leggo cerco quasi sempre un altro tipo di intrattenimento. Le intermittenze della morte (2005) è uno dei pochi romanzi che mi ha avvicinato ad un vincitore del premio nobel. La cosa che mi ha attirato di più di questo romanzo è il titolo che ho trovato fin da subito molto curioso, poi mi sono lasciata conquistare dalla quarte di copertina e dalle prime pagine.

Prima di parlare più in particolare della trama e di alcuni aspetti che vengono mostrati dal romanzo mi voglio soffermare sullo stile di scrittura che risulta essere molto particolare. Le frasi sono molto lunghe e piene di incisi, si ha l’impressione che l’autore si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che ha da dire e per spiegarlo nel modo più preciso. Personalmente è una cosa che mi è piaciuta e che è nettamente in contrasto con quello che è lo stile usato dai best sellers caratterizzati principalmente da farsi molto brevi e semplici. Le frasi sono lunghe già dall’inizio del romanzo, ma più ci inoltriamo nella lettura e più queste diventano lunghe, si arriva anche ad avere pagine intere senza un punto, ma con molte virgole. Anche i dialoghi sono presenti in maniera poco “classica”, non abbiamo i due punti o le virgolette o i trattini, ma quello che viene detto è caratterizzato solo da delle maiuscole che indicano l’inizio dell’affermazione che viene detta, inoltre nelle domande manca anche il punto di domanda. All’inizio può risultare difficile leggere i dialoghi in questo modo perché il lettore non si trova di fronte i segni tipografici che riconosce come discorso diretto, ma alla fine è facile capire chi sta parlando e come si sta svolgendo la conversazione. Dal punto di vista stilistico abbiamo un altro elemento poco comune, ovvero il fatto che i nomi propri (sia di persone, che di città) non siano scritte con la lettera maiuscola.

La trama risulta essere molto semplice e ci appare chiarissima dalla quarta di copertina che ci presenta subito la situazione che ci si presenterà: “Il giorno seguente non morirà nessuno”. Ed ecco che ci ritroviamo in un regno, non specificato, in cui viene a realizzarsi quello che da molti può essere definito come il sogno più antico dell’uomo: quello di essere immortale. Sebbene su carta questo sciopero della morte possa sembrare la cosa più bella mai accaduta al genere umano, ben presto ci troviamo di fronte le reali conseguenze di un simile evento. Quello che è molto interessante è il modo con cui l’autore ha deciso di analizzare i comportamenti di molti soggetti diversi, si passa dalla famiglia regnante, al primo ministro, alla chiesa, agli impresari di pompe funebri, fino alle famiglie che devono convivere con il fatto che le persone amate, che stavano per morire, si trovino di punto in bianco in una specie di coma, dal quale sembra non si risveglieranno mai.

Nel momento in cui vengono analizzate le varie reazioni, risulta molto interessante vedere il dialogo che si svolge tra il primo ministro e il capo della chiesa romana in cui vengono fatte delle affermazioni che in un primo momento ci sembrano fuori luogo se fatte da una persona che ricopre un ruolo di rilievo all’interno della gerarchia ecclesiastica. La prima cosa che emerge da questa conversazione riguarda l’importanza della morte per permettere alle religioni di sopravvivere, senza quel monito non c’è più bisogno di credere o di pregare per quello che ci aspetta dopo la morte, dal momento che si tratta di qualcosa che non ci riguarda più. La seconda cosa concerne invece il fatto che le religioni non sono fatte per dare delle risposte chiare, ma per “abbindolare” chi crede. 

Alla chiesa non si è mai chiesto di spiegare comunque, l’altra nostra specialità, oltre alla balistica, è stato di neutralizzare, con la fede, lo spirito curioso.

Dopo poco tempo succede quello che è più naturale, ovvero la malavita organizzata decide di prendere in mano la situazione e di accompagnare le persone in coma, che dovrebbero essere morte, oltre il confine nazionale perché negli altri paesi la gente continua a morire. Naturalmente questo servizio non è gratuito, ma molto remunerativo. Questa è la conseguenza più realistica, perché la maphia cerca subito di trovare del guadagno in una situazione nuova che le persone non sanno come affrontare. Andando avanti nel racconto succede un’altra cosa non solo naturale, ma che conosciamo bene perché è già accaduta nella nostra storia, ovvero lo stato si allea con la maphia anche se di nascosto. Questo è quello che è già successo e che sta ancora accadendo, lo stato legalmente cerca di contrastare un’organizzazione come quella mafiosa, ma in realtà permette alla maphia di continuare a fare il lavoro sporco. Penso che questo sia un ottimo dipinto di come le cose si svolgerebbero, perché si fa anche affidamento su fatti storici realmente accaduti e uno sviluppo del genere sarebbe sicuramente quello più naturale.

All’interno del romanzo troviamo anche molte riflessioni filosofiche, la più interessante delle quali riguarda proprio la morte, che si firma con la “m” minuscola perché non è la Morte generale, la morte del tutto, ma una più piccola e particolare.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, come avevamo  già anticipato, pervenne alla redazione del giornale una lettera della morte che esigeva, nei termini più energici, l’immediata rettifica del suo nome, signor Direttore, scriveva, io non sono la Morte sono semplicemente morte, la Morte è una cosa che a voi non può passare neanche lontanamente per la mente che cosa sia, vossignorie, gli esseri umani, conoscono solo, che il grammatico penda nota che anch’io saprei mettere voi, gli esseri umani, conoscete solo questa piccola morte quotidiana che sono io, questa che persino nei peggiori disastri è incapace di impedire che la vita continui, un giorno verrete a sapere che cos’è la Morte con a lettera maiuscola, e in quel momento, se lei, improbabilmente, ve ne desse il tempo, capireste la differenza reale che c’è fra il relativo e l’assoluto, fra il pieno e il vuoto fra l’essere ancora e il non essere più […]

In un passo specifico c’è un grande riflettere su cosa sia realmente la morte e se sia uguale per tutti oppure no. In questo discorso vengono anche presi in considerazione gli altri essere viventi, come gli animali e le piante. Penso che quanto espresso in queste righe sia molto veritiero, benché Saramago non abbia scritto questo libro con l’intenzione di dare degli spunti per possibili riflessioni filosofiche.

Qualche mese dopo la morte ricomincia a lavorare regolarmente, e questa volte decide di avvisare I suoi “clienti” con una lettera viola, con la quale viene spiegato che moriranno nel giro di una settimana. La seconda parte del romanzo è abbastanza diversa dalla prima, perché la morte di trova faccia a faccia con una persona che non accettando la sua lettera. La morte, una volta diventata invisibile, comincia a seguire quest’uomo e poi diventa una donna in carne ed ossa e decide di incontrare questa persona. Il finale è inaspettato, perché i due si innamorano e la morte, invece di consegnargli la famosa lettera, rimane con lui e le intermittenze della morte ricominciano (tra l’altro ho adorato che il libro finisca con la frase di apertura, mi sembra che questo dia un senso di chiusura alla storia).

Ho trovato questo libro molto interessante, anche se lo stile, dopo un po’ rischia di essere pesante (specie se uno è abituato a leggere libri con frasi molto brevi). La storia è oltre modo originale e, anche se si tratta di uno scenario impossibile, mi è piaciuto molto come l’autore sia riuscito a dipingere in modo molto preciso le reazioni dei vari soggetti e dare un quadro generale molto realistico delle conseguenze che una situazione del genere porterebbe.

NZO

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2 thoughts on “LE INTERMITTENZE DELLA MORTE – Josè Saramago

  1. Anche io, come te, ho comprato questo libro più per il titolo che per il fatto che avesse vinto il premio Nobel (più che meritato).
    Mi ha colpito moltissimo sia il tema, sia la chiave ironica e riflessiva insieme con cui è stato trattato, sia la punteggiatura e la sintassi, così particolari. Adoro la particolarità della forma di alcuni scrittori !

    1. Sì! È stata una lettura diversa per alcune cose da quello che mi immaginavo, ma non mi sono per niente pentita. Lo stile è molto particolare ed è difficile (almeno per quella che è la mi esperienza) trovare un autore con uno stile così particolare.

      Grazie per il commento 🙂

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