PICCOLE DONNE – Louisa May Alcott

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Questo classico della letteratura americana è stato un regalo da parte di mia madre e, anche se dopo un paio di settimane, ho trovato il coraggio per affrontare un libro di cui non sapevo niente. Anche se si tratta di un classico la sua trama mi era completamente oscura, sapevo solamente che parlava di un gruppo di ragazzine, niente di più.

Come già accennato la storia ruota attorno alle vicende di quattro sorelle: Margaret, Josephine, Amy e Elizabeth. Cominciamo questa storia durante il giorno di Natale in cui le protagoniste si lamentano del fatto che quest’anno non ci saranno regali a causa di ristrettezze economiche. Ci viene data una panoramica generale della vita di queste ragazze dove le due più grandi lavorano per poter aiutare con le spese della casa e il padre è in guerra. Lo scenario che ci viene presentato non è particolarmente positivo e il continuo lamentarsi per la situazione sarà una cosa che ricorrerà abbastanza spesso durante il libro anche se le protagoniste cercheranno di ridurre al minimo i “fardelli” che si portano dietro. La storia riguarda proprio questo, le ragazzine cercano di cambiare il loro carattere e il loro modo di fare cercando di averne uno più convenzionale al loro ruolo. La storia segue quindi il passare di un anno facendoci conosce le difficoltà che hanno affrontato e mostrandoci la volontà, nonché i tentativi, per diventare più adulte.

Elizabeth

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Ce ne sono tante di Beth nel mondo, che se ne stanno timide e tranquille in disparte fino a che non c’è bisogno di loro e si prodigano con tanta gioia per gli altri al punto che nessuno intuisce i loro sacrifici fino al giorno in cui il piccolo grillo non smette di frinire, e quella presenza dolce e radiosa svanisce, lasciando dietro di sè silenzio e ombra. [p. 58]

Beth è forse il personaggio per cui ho provato più tenerezza. È una ragazza molto timida il cui fardello è proprio la timidezza. Si tratta di un personaggio che non si può prendere in antipatia, è troppo dolce e gentile con tutti. La sua più grande passione è il pianoforte e anche se vorrebbe averne uno nuovo, perché quello che hanno a casa è vecchissimo, non se ne lamenta troppo. Capisce bene la situazione in cui si trovano e non le sembra il caso di fare troppe pretese, dato che i loro mezzi sono limitati. Ma è una persona buona e questo viene ricompensato, infatti Mr Laurence le regalerà un pianoforte perché in lei rivede la nipotina che ha perso.

Amy

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Amy è la più piccola delle sorelle ed è anche la protetta di Mag. Ha la grande passione per il disegno e appena può si mette a disegnare quello che vede, cercando di migliorare la sua dote. All’inizio del romanzo si presenta come una ragazzina pigra e egoista, cerca di impressionare gli altri e per farlo cerca di usare delle parole molto complicate, ma che sbaglia continuamente. Lei è forse il personaggio che cresce maggiormente all’interno del romanzo, perché alla fine risulta essere molto più altruista di quanto non fosse stata un anno prima.

Josephine

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«Tu hai corso, Jo, come hai potuto? Quando la smetterai di fare la scavezzacollo?» disse Mag […]. «Mai finché non sarà vecchia e grinzosa e dovrò usare le stampelle. Non cercare di farmi crescere prima del tempo, Meg; è già dura vedere te che sei cambiata tutto d’un tratto, permettimi di restare ragazzina finché posso.» [p. 216]

Jo è un maschiaccio. Questo è probabilmente il termine che descrive meglio di tutti questo personaggio che tende ad essere molto forte e che non riesce a conformarsi al ruolo di “signorina” che deve ricoprire. Da questo punto di vista è un personaggio molto interessante proprio perché atipico, non è facile trovare un personaggio femminile che sia così contrario alle aspettative sociali che si hanno nei suoi confronti. Le piace correre, gli sport che fanno i ragazzi e non trova il minimo interesse per tutto quello che riguarda il mondo femminile, di cui ancora non si sente parte. La sua passione è la scrittura e la coltiva portando anche due dei sui racconti alla redazione di un giornale che decide poi di pubblicarli.

Margaret

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Meg è sicuramente il personaggio che mi ha colpito maggiormente. Sono sicuro che questo sia dovuto al fatto che ricalca più delle sorelle la classica idea ottocentesca di ragazza, è molto matura e materna, anche se risulta essere comunque abbastanza ingenua, come è giusto che sia dal momento che è comunque piccola (17 anni). Lei rappresenta il modello da seguire e anche in casa, quando la madre deve assentarsi, è lei che prende il posto di comando riuscendo a mandare avanti la casa. Devo anche dire la sua storia mi ha interessato di più rispetto alle altre proprio per il fatto che lei è la più grande, di conseguenze le situazioni che vive sono più importanti rispetto a quelle delle sorelle che proprio per la loro età vivono ancora  solo nella loro casa e hanno pochi contatti con la società.

Sebbene le quattro ragazze non siano, almeno per me, dei personaggi molto affascinanti non posso dire che non mi siano piaciute. Certo, si lamentano spesso di quello che hanno, ma ogni volta, rendendosi conto delle loro lamentele, cercano di cambiare il proprio atteggiamento. Sotto questo punto di vista penso che rappresentino molto bene il lungo e difficile percorso che ognuno di noi cerca di fare, ovvero quello che ci porta ad apprezzare meglio quello abbiamo e a diventare delle persone migliori. Inoltre il fatto che spesso ricadano nelle vecchie abitudini rende questo processo ancora più realistico, perché ci mostra quanto può essere ardue raggiungere questa meta che ci siamo prefissi.

C’è un punto in cui abbiamo la possibilità di leggere le lettere che le quattro ragazze inviano alla madre quando questa si trova a Washington. In questo punto possiamo osservare come la Alcott sia riuscita a dare forma ai pensieri e al modo di fare delle sue protagonista. Dopo poche righe di ogni lettera siamo perfettamente in grado di capire chi la sta scrivendo. Questo è un segno molto chiaro della bravura dell’autrice, che è riuscita a mettersi nei panni delle protagoniste, e anche della sua bravura nella costruzione dei personaggi che risultano essere molto diversi tra di loro, ognuna ha un suo modo di fare e di esprimersi.

All’interno del romanzo è importante notare come il nucleo familiare sia centrale nella storia di queste ragazze. Il dolore più grande per loro deriva dal fatto che il padre non può essere con loro perché si trova nell’esercito. La madre cerca di far capire alle figlie come la cosa più importante sia proprio la famiglia e che quindi devono essere riconoscenti anche se magari non hanno tutto quello che vorrebbero (come dei vestiti costosi o un pianoforte nuovo). Questo insegnamento da i suoi frutti perché abbiamo diverse scene in cui la descrizione della famiglia in un momento felice ci fa capire quanto questo insegnamento sia vero, si tratta anche di qualcosa che le ragazze impareranno.

Un altro tema importante, che per alcuni versi è legato a quello della famiglia, è quello della povertà. La famiglia March non ha molti soldi e questa mancanza si fa sentire, specie per le figlie che magari vorrebbero molte cose che non possono permettersi. Questa mancanza viene sentita in particolar modo da Meg la quale è affascinata dal mondo delle persone più benestanti che sono circondate da tutte cose belle e alla moda. Tuttavia Meg scopre quasi subito come questo mondo sia vuoto e come in realtà quelle cose non le piacciono come avrebbe immaginato.

Nella quarta di copertina c’è scritto che questo romanzo di Alcott non presenta un intento pedagogico come molti altri romanzi dell’Ottocento, mi rendo conto che la mia conoscenza in materia è molto ridotta, ma sono comunque dell’opinione che in realtà questo romanzo abbia proprio l’intento di insegnare qualcosa che nello specifico è l’essere grati per quello che si ha e crescere cercando di cambiare gli atteggiamenti che non sono positivi. Questa morale la troviamo anche in maniera diretta quando Mrs March racconta una favola alle bambine dove, parlando proprio delle proprie figlie, rende chiaro che tipo di insegnamento devono trarre dalla situazione in cui si trovano. In questo contesto anche la religione ha la sua parte, come è giusto che sia. In un passo in particolare Mrs March spiega alla figlia come sia possibile trovare la serenità e la forza di superare gli ostacoli quando ci si affida al Signore:

Più lo amerai e confiderai in Lui, più ti sentirai vicina a Lui e sempre meno confiderai nella capacità e nella saggezza umane. Il Suo amore e la Sua protezione non vengono mai meno, non cambiano né ti possono venire sottratti, ma saranno per te fonte perenne di pace, di gioia e di coraggio [p. 116]

Personalmente non mi piace molto quando quando c’è un insegnamento didattico volto principalmente verso la religione, ma capisco anche come questa sia fondamentale per la formazione dii queste ragazze e, in generale, per il pubblico di lettori a cui il libro era destinato.

In conclusione, è un libro che suggerirei. I personaggi sono costruiti bene e il fatto che abbiamo dei caratteri così diversi permette al lettore di trovarne almeno uno con il quale può riuscire ad identificarsi. Piano piano ci affezioniamo a loro e alle persone che ci accompagnano in questa storia e alla fine, dopo un anno preciso, è bello vedere quanto siano cambiate.

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