JANE EYRE – Charlotte Brontë

In genere si crede che le donne siano molto quiete: le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini; hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, di poter mettere alla prova le loro capacità come i loro fratelli; soffrono di troppe rigide restrizioni, di un’immobilità troppo assoluta esattamente come ne soffrirebbero gli uomini; è indice di una mentalità ristretta nei loro privilegiati compagni dire che dovrebbero limitarsi a cucinare e a fare la calza, a suonare il pianoforte e a ricamare borsette. E’ insensato condannarle o schernirle se cercano di fare o imparare più di quanto l’abitudine abbia decretato necessario per il loro sesso.

Genere: romanzo

Prima edizione: 1847

Pagine: 536

Jane Eyre è nella mia lista di libri da leggere da parecchio tempo, ma devo essere onesta nel dire che una delle cose che mi aveva sempre portato a scartarlo come lettura era la lunghezza del romanzo. In totale si tratta di 536 pagine. Non sono una di quelle persone che evita i libri lunghi a prescindere, anche perchè spesso sono quelli più belli, ma da qualche mese a questa parte ho avuto molte cose da fare e non avevo nè voglia, nè tempo di leggere qualcosa di troppo impegnativo. Per fortuna è arrivata l’università in mio soccorso e ho dovuto leggere Jane Eyre per il corso di Storia della cultura inglese. Finito questo preambolo, di cui non vi interessa niente (giustamente), cominciò subito con il parlarvi del libro.

La prima cosa che mi ha colpito, giù dalle primissime pagine, è il fatto che il libro sia scritto veramente bene. Sia le descrizioni dei personaggi che quelle dei paesaggi non solo sono accurate, ma utilizzano delle parole, delle metafore che oggigiorno è impossibile ritrovare nei libro. Questo è una delle cose che mi ha sempre affascinato della letteratura ottocentesca. Il modo in cui vengono descritte le persone, i luoghi e i sentimenti accrescono sempre di più l’immagine magnifica che ho di questa epoca storica. Non avendo a disposizione una macchina del tempo non posso tornare indietro di oltre un secolo per vedere se la rappresentazione che abbiamo in questi libri è vera, ma posso dire, con assoluta certezza, che quella che troviamo nei libri è una versione mozzafiato.

La seconda cosa che ho notato è la presenza, anche se troppo pressante, di frasi in francese. Il fatto che Charlotte Brontë non abbia affiancato a queste frasi una traduzione, anche se in maniera nascosta, ci fornisce un elemento importante per capire il pubblico a cui il libro era rivolto. Naturalmente si trattava di un libro colto, anche perchè soltanto le persone che godevano di un certo prestigio potevano comprare i libri. Questa condizione è sottolineata, appunto, dall’utilizzo del francese, lingua che solo gli esponenti delle classi sociali più abbienti conoscevano bene. Trovo che la presenza di questa lingua sia fondamentale non solo nel comprender meglio il periodo in cui il libro venne scritto, ma trasmette l’idea che il libro era riservato a pochi.

Tornando alle descrizioni, mi è piaciuto molto il fatto che dal modo in cui una persona veniva descritta riuscissero ad emergere quelli che sono i sentimenti provati dalla protagonista. Il signor Rochester non un uomo di bell’aspetto, tuttavia man mano che i sentimenti di Jane diventano di più forti, il suo viso, i suoi movimenti assumono un’aria diversa e il personaggio sprigiona in questi momenti la bellezza che ha agli occhi della persona che l’ama.

Jane Eyre è un personaggio molto forte. Già da piccola non ha problemi ad affrontare i “grandi”, specie nel momento in cui viene accusata ingiustamente. Il suo comportamento diviene più temperato nel momento in cui va nel collegio di Lowood. Questo cambiamento non riguarda troppo il suo carattere, più che altro Jane impara ad affrontare le situazioni cercando di mantenere un comportamento più freddo. Tale cambiamento si manifesta molto bene nei dialoghi che ha con il signor Rochester, in cui cerca sempre di fornire delle risposte molto diplomatiche, tali risposte riescono comunque a manifestare il suo carattere intelligente e poco tendente alla sottomissione. Jane è un personaggio femminile che manda un segnale molto forte, questa forza deriva anche dal fatto di riuscire a perdonare chi le ha fatto dei torti. Nonostante questa grande forza, Jane si presenta anche con le sue paure, come quelle che l’assalgono nel momento in cui deve sposarsi. Da quando il signor Rochester gli fa la proposta di matrimonio si capisce che qualcosa sta cambiando in peggio e il rapporto dei due perde qualcosa. Questa sensazione diventa più forte con il progredire della storia, finché non si arriva al punto in cui Jane rifiuta di sposarlo. Nella storia sono presente due ulteriori situazioni in cui Jane Eyre dimostra la sua modernità: la prima è quando afferma che le persone ricche e quelle povere sono uguali e hanno diritto alla stessa istruzione, la seconda quando parla del ruolo della donna. Questi concetti possono risultare scontati oggigiorno, ma per il periodo in cui il libro è ambientato risulta essere molto innovativi.

La religione accompagna la protagonista per tutta la vicenda e il messaggio che il romanzo trasmette è molto forte: se una persona segue la religione e una vita virtuosa ne sarà ricompensato. Nonostante la vita di Jane Eyre attraversi molti momenti difficili, lei rimane sempre fedele alla sua religione e il fatto che poi ogni cosa si risolva nel migliore dei modi è un messaggio chiaro del fatto che la Provvidenza esista e che la fede in Dio ricompensa.

In conclusione, non fatico a capire come questo libro sia diventato un classico. Lo stile è sublime in ogni sua applicazione, i personaggi ci vengono presentati in maniera molto vivida attraverso gli occhi della protagonista e Jane Eyre è un personaggio pieno di fascino. In questo caso la lunghezza del libro non è un deterrente per la storia, risulta invece essere un elemento che permette di entrare dal principio fino alla fine nella storia di Jane Eyre e di farci vedere quel mondo attraverso i suoi occhi.

Voto: 8.5

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