FRANKENSTEIN – Mary Shelley

Dopo qualche lettura sparsa sono tornata sui classici e seguendo sempre la scia dell’horror ho pensato di leggere Frankenstein, un libro famosissimo, ma che non ho mai avuto l’opportunità di leggere.

Mi è veramente piaciuto. Comincio a pensare che sia lo stile del XVI-XVII secolo a farmi innamorare, e adoro veramente il modo in cui la vicenda è narrata. Ci sono dei punti veramente meravigliosi (*). Il modo in cui è scritto permette di capire perfettamente lo stato d’animo del Dr. Frankenstein e viene messo molto l’accento sull’angoscia che lo ha accompagnato per tutta la vita, nonché la grande euforia che ha provato nel momento in cui stava creando il mostro. La narrazione è molto martellante e mi ha tenuto con gli occhi incollate alle pagine.

Trovo particolarmente interessanti gli spunti di riflessioni che vengono offerti dal romanzo, a cominciare dai limiti che l’uomo (e lo scienziato) deve porsi, limiti che non devono essere superati, alla vendetta e alle critiche molto forti che vengono mosse nei confronti del genere umano. Tutti questi argomenti vengono toccati, in particolar modo il secondo che viene ampiamente presentato alla fine della storia, nel momento in cui il mostro spiega bene il sentimento (di dolore e la sensazione di rifiuto) che lo ha portato a fare quello che ha fatto.

Ad ogni modo è necessario presentare quelli che secondo me sono stati i punti deboli. Come prima cosa penso che non sia stato dato abbastanza spazio al momento in cui viene data vita al mostro. Pensavo che fosse il punto saliente del romanzo, ma in realtà non è così: la vicenda di concentra non tanto sulla creazione vera e proprio del mostro, ma su quello che ne consegue. Secondo me questo punto, proprio perchè fondamentale per la nascita della vicenda vera e propria, poteva essere approfondito ulteriormente. Una seconda cosa che potrebbe essere criticata, ma si tratta veramente di un dettaglio, è quando Frankenstein non riesce ad interpretare correttamente la minaccia che il mostro gli fa (secondo me l’intento della Creatura era chiaro, e non riesco a spiegarmi come il protagonista non sia riuscito a capirlo).

Concludendo, e tralasciando questi elementi che non vanno a scalfire se non in maniera minima la bellezza del romanzo, penso che la storia sia veramente bella e che debba essere interpretata non solo considerando la storia fine a se stessa, ma come un rivestimento più superficiale degli argomenti più sostanziosi che vengono proposti. Il mostro creato da Frankenstein non è spaventoso perchè ha un aspetto abominevole, ma perchè è il mostro partorito dagli aspetti più negativi del genere umano.

(*) eccone alcuni esempi delle frasi che mi hanno colpito maggiormente:

“Oh, Frankenstein, non puoi essere giusto con tutti e calpestare solo me, che più degli altri merito giustizia, clemenza e affetto da parte tua. Ricorda, io sono la tua creatura: avrei potuti essere il tuo Adamo, ma sono invece l’angelo caduto, che tu allontani dalla felicità anche se non ha alcuna colpa. Vedo dovunque la benedizione della gioia; solo io ne sono irrimediabilmente escluso. Ero di indole buona e gentile: il dolore ha fatto di me un demonio. Rendimi felice e tornerò ad essere virtuoso.”

“Queste storie meravigliose generarono in me strane sensazioni. Davvero l’uomo sapeva essere forte, virtuoso, magnifico e al contempo crudele e vile? Qualche volta, appariva come il puro frutto del principio del male; altre volte incarnava tutto ciò che ci può essere di nobile e di divino. Grandezza e virtù rappresentarono l’onore più alto che si potesse attribuire ad un essere sensibile; la bassezza e la viltà, per cui molti rimangono nella memoria, rappresentavano la depravazione più profonda, una condizione più deprecabile di quella della cieca talpa o dell’innocuo verme. Per lungo tempo non riuscii a spiegarmi come un uomo potesse armarsi e uccidere un suo simile, né il perchè delle leggi e dei governi; ma davanti ai dettagli sul male e sugli spargimenti di sangue, cessai di meravigliarmi e mi ritrassi pieno di disgusto e disprezzo.”

“Ma ora sono un albero inaridito: un fulmine mi ha trapassato l’anima; e sentii allora di dover sopravvivere, per rivelare ciò che cesserò presto di essere: il triste spettacolo di un’umanità naufragata, pietoso agli altri, insopportabile a me stesso.”

xoxo

G.

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